Fatebenefratelli, ANMIRS: Da Proprietà comportamento minatorio, intervenga la Regione per rispetto accordi

fatebenefratelli
fatebenefratelli

“In occasione di un confronto seguito all’Assemblea del personale dell’ospedale S. Giovanni Calibita Fatebenefratelli Isola Tiberina tenuta il 21 febbraio scorso, il Legale Rappresentante dell’azienda, Frà Giampietro Luzzato, ha pubblicamente dichiarato di non voler ripristinare il servizio di Psichiatria che da alcuni mesi ha interrotto i ricoveri dopo un incendio in una stanza di degenza e minacciato di licenziamento alcuni operatori del settore. L’iniziativa improvvisa ed unilaterale è in evidente contraddizione con quanto sostenuto e sottoscritto in sede di tavolo triangolare con la Cabina di Regia della Regione Lazio e le parti sociali il 22 dicembre dello scorso anno”.

Lo dichiara, in una nota, Il Vicesegretario Nazionale dell’ANMIRS, Roberto Lupattelli Gencarelli.

“L’ANMIRS in particolare – prosegue il sindacalista- stigmatizza il comportamento minatorio della Proprietà, l’arroganza e la violenza verbale esercitata sui lavoratori impegnati a salvaguardare il loro posto di lavoro; invita le Istituzioni, nello specifico la Cabina di Regia della Regione Lazio, a ricondurre la Proprietà al rispetto delle regole e soprattutto dei patti sottoscritti; si riserva infine, di mettere in atto tutti gli strumenti di pressione sindacale, non ultimo lo sciopero proclamato e poi sospeso dopo gli impegni assunti dall’Amministrazione al tavolo a tre con la Regione, al fine di tutelare i propri iscritti ed i lavoratori tutti del servizio di psichiatria per giungere alla pattuita ripresa dell’attività” – conclude il comunicato.

BresciaOggi.it – Poliambulanza, una condanna in stile Fiat

Il giudice ordina alla Fondazione di riammettere al tavolo sindacale l’Anmirs che era stata esclusa nell’acquisizione del Sant’Orsola.

Se escludere i sindacati non firmatari è anticostituzionale in Fiat, lo è anche in Poliambulanza. È una sentenza destinata a fare scuola quella messa nero su bianco lo scorso 4 febbraio dal giudice Maura Mancini della sezione Lavoro del Tribunale di Brescia, una sentenza che – agendo sulla scorta del pronunciamento della Corte Costituzionale del 23 luglio 2013 sul caso Fiom-Pomigliano – dichiara l’antisindacalità della condotta tenuta dalla Fondazione Poliambulanza nei confronti dell’Associazione nazionale dei medici degli istituti religiosi spedalieri (Anmirs) per l’interruzione delle prerogative sindacali a seguito della mancata sottoscrizione dell’accordo aziendale del 4 giugno 2012.

CON UN PRONUNCIAMENTO che esplicita non soltanto la rappresentatività dell’Anmirs, ma anche la sua attiva partecipazione alla trattativa sulla contrattazione, il giudice ha imposto alla Fondazione sia il ripristino della «rsa» (rappresentanze sindacali anziendali). che di tutte le prerogative di cui al Titolo III dello Statuto dei Lavoratori, «replicando» in un contesto sanitario quanto già sancito nel settore metalmeccanico.
L’intricata vicenda che ha visto la Fondazione di via Bissolati e l’Anmirs impegnate in un braccio di ferro su diversi fronti (altri due procedimenti ex articolo 28 sono aperti davanti al Tribunale del Lavoro di Brescia) ha radici lontane e muove dalla complessa operazione di cessione dell’Ospedale Sant’Orsola alla Poliambulanza. Al momento del passaggio del nosocomio dalla Provincia Lombardo Veneta dell’ordine Ospedaliero San Giovanni di Dio-Fatebenefratelli alla Poliambulanza, il sindacato ricorrente – firmatario del Contratto collettivo nazionale Aris-Anmirs che per gli ospedali «classificati» come il Sant’Orsola stabilisce l’equiparazione dei servizi e dei titoli ai medici degli ospedali pubblici – si sincerava che tali diritti potessero essere mantenuti nonostante l’Istituto di via Bissolati applicasse un diverso contratto, per la precisione l’Aris-Cimop.

Nel novembre 2009, con un verbale di accordo tra la cedente Provincia Lombardo Veneta, la cessionaria Poliambulanza e l’Anmirs, si pattuiva dunque che, dopo la cessione, ai 55 medici si continuasse ad applicare il contratto collettivo Aris-Anmirs «salva la disapplicazione temporanea di alcune norme in materia di aggiornamento professionale e di retribuzione di risultato». Le cose, però, andarono diversamente. «Mentre la prima ipotesi del nuovo accordo aziendale ricostruiva correttamente la portata degli obblighi assunti da Poliambulanza con il verbale del 26 novembre, nell’ultima bozza di trattativa il citato verbale veniva modificato e presentato come mero obbligo all’applicazione ai medici ceduti del contratto Aris-Anmirs solo fino alla data del 31 dicembre 2012», spiega l’avvocato dell’Anmirs, Francesco Brugnatelli, dello studio legale milanese «Ichino Brugnatelli e Associati». L’avvocato sottolinea come la trattativa sia comunque continuata a oltranza sino a quando, il 29 maggio 2012, la Poliambulanza non ha comunicato al sindacato ricorrente la disdetta di tutti i contratti e accordi collettivi vigenti.

COMPLETAMENTE escluso dai successivi incontri, l’Anmirs sarebbe addirittura venuto a sapere da altri del contratto sottoscritto il 4 giugno 2012 dalla Fondazione Poliambulanza e dal Cimop, mentre il 4 settembre 2012 sarebbe stata una lettera a informarlo dell’interruzione delle trattenute sindacali da parte della Fondazione.  «Riteniamo che questa sia una sentenza di particolare rilievo non solo perché è la prima che arriva dopo il caso Fiat – Pomigliano, ma anche perché testimonia, cosa abbastanza inquietante, la ferma volontà della Poliambulanza di tagliar fuori qualunque altro sindacato che non sia il Cimop», continua l’avvocato Brugnatelli che sottolinea come la Fondazione, anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale che metteva nero su bianco il diritto alla rappresentanza ai sindacati che avessero partecipato alla trattativa, anche se non firmatari dell’accordo, abbia continuato a ignorare la richiesta dell’Anmirs di ripristino delle prerogative sindacali motivando così il ricorso alle vie legali.

COME SCRIVE e sottolinea la stessa Mancini nella sentenza, peraltro, «all’epoca della richiesta da parte dell’organizzazione sindacale ricorrente la stessa vantava un numero di iscritti (61 dipendenti e 2 liberi professionisti) superiore al 21 per cento del complesso totale dei medici operanti presso la resistente». Una percentuale «di non trascurabile entità», sottolinea il giudice, che non manca di notare come l’unica altra organizzazione sindacale attiva presso la resistente vantava 106 medici (con una percentuale rappresentativa relativa del 36,55 per cento) mentre la maggioranza relativa dei medici operanti (oltre il 48 per cento) risultava non sindacalizzata.

 

Angela Dessì