Sos Strutture Religiose Lazio, sit-in e Assemblee. Anmirs: “Istituzioni non Abbandonino Ospedali Classificati”. FOTO

Venerdì 14 dicembre una delegazione dei sindacati della sanità religiosa che protestavano sotto la sede del ministero della Sanità è stata ricevuta dal capo di gabinetto del Ministro Balduzzi, il dott. Leonardi, a cui è stata esposta tutta la drammaticità in cui versa l’ospitalità classificata della Regione Lazio”. Lo ha comunicato, in una nota, l’Anmirs, Associazione Nazionale Medici Istituti Religiosi Spedalieri. “Al Dott. Leonardi -spiegano Donato Menichella e Roberto Lupattelli, rispettivamente Segretario Nazionale e Vice Segretario dell’Anmirs – abbiamo fatto presente, insieme alle altre sigle sindacali, le condizioni estreme in cui sono costretti ad operare ormai, loro malgrado, medici e dipendenti della sanità religiosa, e le nostre preoccupazioni per la tenuta occupazionale dell’intero settore. Da parte sua, il Dott. Leonardi ha puntualmente informato il Ministro Balduzzi ed i tecnici del ministero dell’economia, ribadendo l’attenzione che questo governo ha nei confronti dell’ospitalità classificata.

Pur apprezzando la disponibilità mostrata dal rappresentate dell’esecutivo, l’Anmirs ha confermato il proprio impegno e l’intenzione di continuare ad operare affinché la sanità religiosa non venga abbandonata al suo destino e si evitino altri casi come quelli devastanti dell’Idi-S.Carlo”. Nella mattinata, i medici dell’Anmirs, si sono riuniti in assemblee a partire dalle 8.30 in tutti gli ospedali classificati del territorio (Idi, San Carlo di Nancy, San Giovanni Calibita Isola Tiberina, San Pietro, Regina Apostolorum, San Giovanni Battista, Cristo Re). Successivamente, sono state occupate, in maniera simbolica, l’Aurelia all’altezza del San Carlo di Nancy e la Cassia di fronte al S. Pietro. Tutte le delegazioni si sono poi recate prima al Fatebenefratelli e poi al vicino Ministero della Sanità dove, insieme agli altri operatori degli ospedali classificati, hanno protestato e poi occupato il Lungotevere. “Una protesta – spiega ancora Menichella – che si è resa necessaria per ribadire alle istituzioni, sia locali che nazionali, la nostra preoccupazione per il futuro della sanità religiosa, ma al tempo stesso la ferma determinazione nel difendere i diritti di tutti quei lavoratori, medici e non, che da mesi non ricevono lo stipendio o rischiano di non riceverlo”.

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Martedì 11 dicembre la manifestazione davanti al Palazzo della Regione. ANMIRS: venerdì 14 protesta ospedali classificati

Martedì 11 dicembre sono scesi insieme in piazza circa quaranta sigle, tra sindacati, rappresentanze delle organizzazioni datoriali e associazioni dei cittadini, per protestare contro i tagli alla sanità previsti dalla Regione Lazio con i decreti emessi sia in attuazione della spending review del luglio scorso e sia i recenti decreti del commissario Bondi che ha tagliato retroattivamente (a partire da gennaio 2012) il fatturato del 6,85% per le Case di Cura private accreditate ed adesso sta operando dei tagli lineari su molti ospedali pubblici della Regione.

“Venerdì 14 dicembre, presso gli ospedali classificati Idi, San Carlo di Nancy, San Giovanni Calibita Isola Tiberina, San Pietro, Cristo Re, Regina Apostolorum, San Giovanni Battista, i medici si riuniranno in assemblee a partire dalle ore 8.30 per protestare contro il momento drammatico che sta vivendo la sanità laziale, specialmente quella religiosa e privata. Una manifestazione a cui sono invitati a partecipare tutti i dipendenti, medici e non, e le loro famiglie”. Lo comunica, in una nota, l’Anmirs, Associazione Nazionale Medici Istituti Religiosi Spedalieri.

“Questa mattina abbiamo partecipato, insieme alle altre sigle sindacali, alla manifestazione sotto la sede della Regione Lazio -spiegano Donato Menichella e Paolo De Stefanis, rispettivamente Segretario Nazionale e responsabile territoriale Lazio dell’Anmirs – Siamo lieti che il Commissario ad acta Bondi abbia dato avvio alla procedura di liquidazione a favore dei 1800 lavoratori del Gruppo Idi-S.Carlo. Si tratta certamente di una buona notizia a cui però auspichiamo ne seguano presto altre, perché i problemi riguardano ormai l’intera filiera della sanità religiosa e senza un adeguato piano di salvaguardia occupazionale che rilanci queste strutture non si arriverà mai a una soluzione definitiva per i problemi che affliggono i nostri ospedali. Quello che è accaduto in questi mesi all’Idi – S.Carlo rischia di ripetersi anche altrove se non si interviene in maniera tempestiva. Non deve più accadere che chi lavora sia costretto a scioperi della fame, proteste e occupazioni per vedersi riconosciuto quello che gli spetta, ovvero lo stipendio”.

“Tra l’altro, ed è bene ribadirlo con forza, i dipendenti dell’ ospedalità classificata sono equiparati in tutto e per tutto a quelli pubblici come doveri, ma non come diritti. Se un ospedale religioso venisse chiuso i lavoratori non potrebbero essere ricollocati in strutture pubbliche, il che creerebbe un dramma occupazionale e sociale dalle conseguenze devastanti per migliaia di dipendenti”.

“Proprio per scongiurare una simile eventualità l’Anmirs proseguirà la propria azione volta a tutelare i diritti di dipendenti e pazienti, ugualmente vittime di una situazione gravissima di cui non hanno alcuna colpa”, conclude la nota.

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