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Alessandria Oggi: L’ex vescovo di Alessandria Cardinal Versaldi messo da parte da Papa Francesco

Città del Vaticano (Lorenzo Mancini) – Papa Francesco ha deciso di creare una speciale commissione pontificia il cui presidente risponderà direttamente al Segretario di Stato Vaticano Cardinale Pietro Parolin. Sotto la lente d’ingrandimento è l’Idi, l’Istituto dermopatico dell’Immacolata, grande struttura sanitaria romana dei Padri concezionisti diretto dalla Congregazione dei Figli dell’Immacolata concezione di cui il cardinale Giuseppe Versaldi, ex vescovo di Alessandria, è a capo dal 2013 in qualità di delegato pontificio. Il Papa, con una decisione presa il 7 dicembre ma resa nota solo venerdì, ha istituito la “Pontificia Commissione per le attività del settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa” per una migliore gestione delle attività ma soprattutto per la conservazione dei beni. È una solenne bocciatura per Versaldi da parte del Pontefice che, ancora una volta, si trova in rotta di collisione col potentissimo cardinal Tarcisio Bertone, ex-segretario di Stato Vaticano, grande protettore di Versaldi che è stato suo vicario quando era vescovo di Vercelli. Il nuovo organismo sarà composto da un presidente e da sei esperti nelle discipline sanitarie, immobiliari, gestionali, economico-amministrative, finanziarie. Versaldi sarà di fatto scavalcato in quanto d’ora in poi gli ospedali gestiti da ordini religiosi non dovranno più far riferimento alla competente congregazione vaticana ma sarà il commissario alla sanità, d’accordo col Segretario di Stato Parolin, a dire l’ultima parola su gestione, dismissioni e riorganizzazioni. Tutto ciò è anche la naturale conseguenza dello scandalo dell’Idi travolto negli anni scorsi da indagini giudiziarie e da un crac clamoroso di centinaia di milioni. Da quando l’intervento della magistratura ha portato all’individuazione dei principali responsabili di una gestione scellerata causa di una situazione debitoria drammatica (650 milioni), la Regione Lazio (competente per la Sanità pubblica) e il Vaticano stanno cercando di salvare i 1334 posti di lavoro e alcuni servizi essenziali che il nosocomio aveva comunque erogato in passato. I dipendenti dell’Idi a loro volta hanno ingaggiato una battaglia dura per far sopravvivere l’Ospedale e salvare i posti di lavoro. Nel corso della crisi che va avanti ormai da più di tre anni (dal 2012), i lavoratori hanno continuato a far sentire la loro voce, anche in piazza San Pietro di fronte al Papa in occasione di qualche Angelus domenicale. E ancora solo pochi giorni fa sono stati organizzati presidi sindacali davanti all’ingresso dell’Ospedale per il timore che non siano mantenuti i livelli occupazionali dopo la firma degli accordi in base ai quali l’Idi è stato comunque salvato. Insomma c’è una storia di malagestione e una questione sociale dietro l’intera vicenda, un intreccio di inchieste giudiziarie e di tentativi, portati avanti fra le due sponde del Tevere, per cercare di non far chiudere i battenti al nosocomio. Nel 2013 il Vaticano commissariava una prima volta la Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione e nominava “commissario” il cardinale Giuseppe Versaldi, che a sua volta chiamava come suo vicario Giuseppe Profiti, manager della sanità cattolica, all’epoca alla guida del Bambin Gesù, legato, come Versaldi, al cardinale Tarcisio Bertone. Da quel momento è iniziata una lunga partita che ha visto coinvolti Governo e Regione fino al raggiungimento di una soluzione, siglata lo scorso aprile, in base alla quale la Fondazione Monti, di cui fa parte il Vaticano, acquistava il polo ospedaliero. Il protocollo d’intesa riceveva l’ok del ministero per lo Sviluppo economico e permetteva di mettere in salvo, almeno temporaneamente, i posti di lavoro e la struttura. Infatti nel mese di febbraio aveva fatto scalpore e destato qualche preoccupazione un’intercettazione fra il cardinal Versaldi e Profiti, nella quale sarebbe emersa la volontà dei due di nascondere al Papa la possibilità di dirottare all’Idi 30 milioni assegnati a loro volta al Bambin Gesù dalla Legge di Stabilità per tentare di mantenerne in ambito ecclesiale la proprietà. I giudici romani aprivano un fascicolo anche se a ottobre c’è stata l’archiviazione da parte della Procura della Repubblica di Roma in riferimento all’inchiesta che vedeva inquisiti il cardinale Giuseppe Versaldi e il manager Giuseppe Profiti in quanto, per il gip del Tribunale di Roma, Massimo Battistini, “non è configurabile il delitto di malversazione”. Il caso era stato aperto nel 2014 dalla Procura di Trani dopo le intercettazioni in cui il porporato e l’allora presidente dell’ospedale Bambino Gesù ragionavano su possibili operazioni finanziarie per acquisire l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata. Nella conversazione intercettata il porporato diceva che il Papa non avrebbe dovuto sapere che 30 milioni di fondi pubblici destinati all’ospedale sarebbero stati utilizzati per rilevare l’Idi.
Ora Versaldi, se da un lato è stato prosciolto dai giudici, dall’altro è stato licenziato dal Papa e cerca lavoro.
lo troverà sempre in Vaticano? Certamente sì dato il forte appoggio di Bertone.

Il Fatto Quotidiano: San Carlo di Nancy, l’intrigo dell’ospedale venduto al prezzo di un monolocale. Con il placet di Vaticano e Mise

C’è un buco da un miliardo – o forse più – da risanare. C’è un ospedale gioiello della sanità vaticana al centro di inchieste da ormai quattro anni. E c’è un cardinale che, intercettato, spiega al suo uomo di fiducia come occultare informazioni chiave a papa Francesco. Veleni, intrighi e un fiume di soldi nel ventre di Roma, tra gli uffici in stile umbertino dei ministeri e le stanze dei poteri d’oltretevere.

La trama che si nasconde dietro le intercettazioni delle telefonate tra il cardinal Giuseppe Versaldi – già ministro delle finanze vaticane – e l’ex manager del Bambin Gesù Giuseppe Profiti è solo la classica punta di iceberg. “Un vaso di Pandora che si sta per scoperchiare”, commentano nell’ambiente. Una storia che ilfattoquotidiano.it ha potuto ricostruire nei dettagli, grazie a documenti esclusivi.

I frati e il ruolo dello ministero dello Sviluppo economico
Seguendo la classica pista dei soldi, occorre partire dai trenta milioni di euro, cifra che papa Francesco non doveva conoscere. È il 26 febbraio dello scorso anno, quando Profiti – all’epoca manager del Bambin Gesù, ospedale che appartiene alla santa sede – parla con il suo referente cardinal Versaldi dei fondi da sottrarre all’ospedale pediatrico romano a favore dell’Idi, l’ospedale dermatologico della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione al centro di uno scandalo finanziario e giudiziario iniziato nel 2011, vicenda per cui pende una richiesta di rinvio a giudizio per decine di frati ed ex manager.

Giuseppe Versaldi dal 2013 era a capo della Congregazione dei figli dell’Immacolata concezione, in qualità di commissario nominato da Benedetto XVI (l’ultimo atto firmato dal pontefice emerito prima delle dimissioni). Giuseppe Profiti, a sua volta, aveva ricevuto la delega di subcommissario dalla stesso Cardinale e si occupava degli affari non ecclesiastici. In altre parole del vero core business dei religiosi, l’impero composto da due ospedali – oltre all’Idi, il San Carlo di Nancy, ospedale generalista a pochi passi dal Vaticano – e da una serie di strutture riabilitative, oltre alla casa farmaceutica di Pomezia. Dunque al momento dell’intercettazione della telefonata da parte degli inquirenti di Trani, i due interlocutori occupavano un ruolo strategico.

C’è un secondo versante della storia che è bene tenere a mente. Parallelamente al commissariamento da parte del Vaticano della Congregazione, il gruppo sanitario – e di fatto la Provincia italiana della stessa congregazione – viene sottoposto al salvataggio attraverso le legge Marzano, proprio su richiesta di Giuseppe Profiti. Il debito accumulato, oggi stimato in almeno un miliardo di euro, aveva costretto gli ospedali ecclesiastici a portare i libri in Tribunale, con un rischio concreto di fallimento. Ed ecco che entra in scena il secondo attore, il ministero dello Sviluppo economico. Con un ruolo, come vedremo, da protagonista. Ogni mossa successiva al commissariamento dei conti dovrà, infatti, passare attraverso il Mise, che nomina i tre commissari liquidatori.
Entra in gioco il re della sanità romagnolo, Sansavini
Il piano di Versaldi e Profiti appare chiaro alla fine del 2014, quando la Congregazione presenta un’offerta di acquisto di quell’impero che la Provincia Italiana della congregazione stessa aveva mandato in default. Dovranno farlo con un nuovo soggetto, la fondazione “Padre Luigi Maria Monti”, dal nome del fondatore. C’è una prima proposta, da 160 milioni di euro, che viene respinta. Si va a gara, ma l’asta va deserta. Di nuovo una controproposta, di nuovo una seconda gara, anche questa senza risultati. Insomma, apparentemente nessuno sembra interessato agli ospedali del gruppo Idi, salvo la stessa Congregazione.

Il problema, per l’ente ecclesiastico guidato da Versaldi e Profiti, era reperire i soldi. Avevano strappato l’impegno al Vaticano di mettere 50 milioni di euro, ma non bastavano. Ed ecco la spiegazione di quei 30 milioni di euro che dovevano passare dal Bambin Gesù all’Idi, ovvero la cifra che Papa Francesco non doveva conoscere. Ma, qualche mese prima, Profiti era caduto in disgrazia, uscendo dall’ospedale pediatrico romano: non poteva più gestire quei fondi. Ed è in questo momento che entra in gioco il partner privato, che poi si scoprirà essere Ettore Sansavini, patron di una serie di cliniche con sede principale a Lugo di Romagna, feudo rosso da sempre. È l’uomo giusto, ben visto dalla stessa Federica Guidi – a capo del ministero dello Sviluppo economico – con la quale condivide, oltre alla comune origine romagnola, i legami con Confindustria dell’Emilia Romagna.

Una Srl per il San Carlo di Nancy
Siamo ad aprile, il momento del delicato passaggio delle quote dai commissari straordinari nominati dal Mise alla neocostituita Fondazione Padre Luigi Maria Monti. Il 10 aprile il direttore generale del ministero dello sviluppo economico Simonetta Moleti firma l’autorizzazione alla vendita, che dovrà avvenire tre giorni dopo. La cessione dell’ospedale San Carlo di Nancy non avverrà, però, alla Fondazione, ma ad una srl – che porta lo stesso nome – controllata al 100% dalla fondazione stessa. È un passaggio delicatissimo, perché è qui che dovrà entrare il socio privato, ovvero il gruppo di Sansavini. Su questo punto i paletti che pone il Mise sono, almeno al momento, chiari: “La Fondazione si impegna per almeno un biennio dalla stipula del contratto di cessione – si legge nel documento dello Sviluppo economico che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare – a non alienare” la srl che riceverà il San Carlo. Non solo. Il ministero prende atto che la Fondazione “è socio unico della predetta srl”. Un prescrizione chiave, perché – per una legge del 1968 – serve un proprietario senza fini di lucro per mantenere la cosiddetta “classificazione”, ovvero l’equiparazione dell’ospedale religioso ad una struttura pubblica. Una garanzia per i creditori, ma soprattutto per i medici dipendenti, che vengono equiparati ai colleghi del settore pubblico.

Il fine settimana compreso tra la firma dell’autorizzazione alla vendita e l’atto notarile vero e proprio, previsto per il lunedì mattina, è convulso. C’è una trattativa in corso con i sindacati, per avere le garanzie occupazionali e la certezza della solidità economica del nuovo gestore. Alla fine, domenica sera, l’accordo c’è. Tutto è pronto per la firma dell’atto di compravendita. Ma la notte non sempre porta consiglio.

Quanto vale l’ospedale? Meno di un appartamento
Lunedì mattina, quando mancano ormai poche ore per la cessione degli ospedali Idi, avviene un fatto che ha dell’incredibile. In poche ore il ministero risponde a una nuova nota della Fondazione diretta dal cardinal Versaldi e da Giuseppe Profiti, stravolgendo la prescrizione di tre giorni prima: “Autorizza la fondazione (…) per l’aumento del capitale sociale della neo costituita Luigi Maria Monti srl riservato al gruppo Villa Maria spa o comunque a società riconducibile al gruppo Sansavini”. Il tutto con il parere del comitato di sorveglianza ottenuto nel giro di pochissime ore. Vera efficenza renziana. Quella clausola che impediva la cessione dell’Ospedale San Carlo di Nancy prima di due anni salta, senza dare nessuna comunicazione ai sindacati dei lavoratori, che – dopo pochi giorni – si troveranno il re delle delle cliniche romagnole come nuovo padrone. “E’ accaduto questo perché, poco prima della firma, ci siamo accorti che non c’era la certezza del trasferimento dell’autorizzazione da parte della Regione Lazio”, spiega Gianluca Piredda, commercialista romano, vicepresidente della Fondazione.

Le sorprese non finiscono qui
Leggendo l’atto di compravendita esce fuori il prezzo dichiarato per la cessione del gruppo sanitario. Quanto vale il San Carlo di Nancy? Meno di un monolocale in zona semiperiferica, ovvero 241.140 euro. Questa la cifra dichiarata nell’articolo 3 dell’atto di cessione sotto la voce “Corrispettivi delle vendite dei rami aziendali”. In questa cifra è compreso tutto, meno le mura, che faranno parte di accordi successivi per l’intero passaggio delle quote alla Fondazione: attrezzature medicali, avviamento, accreditamenti, Tac, risonanze. Insomma, l’intero ospedale. “Deve sapere che un’azienda vale quello che produce – spiega Gianluca Piredda – sono metodi finanziari molto complessi che danno il valore. Su questo noi (la sua società di consulenza, ndr) siamo specialisti”.

Per le altre strutture -l’Idi e i centri di riabilitazione, vero tesoro del gruppo – il prezzo dichiarato è più alto: 4.119.432 euro. Ma ben lontano dalle diverse valutazione fatte dopo il crack del 2011. In sostanza sono queste le cifre che vengono dichiarate, anche ai fini fiscali. E i debiti? Nella proposta iniziale di acquisto del dicembre 2014 i debiti pregressi erano stimati in circa 100 milioni di euro e includevano i mutui ipotecari sulle mura, il Tfr e le retribuzioni arretrate dei dipendenti. Secondo i primi accordi la Fondazione avrebbe dovuto accollarsi questa cifra, inclusa nell’offerta complessiva, scesa a 146 milioni poco prima della vendita. Nell’atto di passaggio degli ospedali, però, la parte dei mutui viene rinviata a un successivo accordo per la cessione degli immobili – che nel frattempo passano alla Fondazione e alla nuova società che gestisce il San Carlo di Nancy in comodato d’uso gratuito – mentre non sono menzionati il Tfr e gli arretrati degli stipendi. Debiti, questi, che rimarranno alla “bad company” – cioè la Provincia Italiana della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione – insieme a quanto ancora dovuto ai fornitori dalla vecchia gestione. “Questo è avvenuto – prosegue Piredda – perché il debito dell’amministrazione straordinaria è nel frattempo aumentato”.

Per quanto riguarda poi le responsabilità civili dei precedenti amministratori della Congregazione – oggi in buona parte sotto processo a Roma – c’è una una sorta di condono tombale. Una clausola che – in cambio di 15 milioni di euro (a fronte di un buco stimato di circa 1 miliardo) – esonera da ogni responsabilità i religiosi: “Le parti si danno atto – si legge nel documento – che con la presente transazione viene definita qualsiasi pretesa da parte dell’Amministrazione straordinaria (…) sia nei confronti della Provincia italiana che della Congregazione dei figli dell’Immacolata concezione”. Unica eccezione, si legge nell’atto, il diritto di costituirsi parte civile nel processo penale in corso contro gli ex amministratori.

Dal Ministero dello sviluppo economico commentano che “c’è una parte della compravendita che non è ancora andata in porto – riferiscono gli uffici a ilfattoquotidiano.it – e dobbiamo dire che il vero valore è la parte immobiliare, perché l’azienda è in realtà fallita”. Il Cardinal Giuseppe Versaldi preferisce invece non commentare: “Guardi, non ho curato io la parte tecnica – spiega – e per la valutazione del valore dell’ospedale San Carlo di Nancy ci siamo basati su una stima di una società terza”. Quale? “Non ricordo ora, ma in ogni caso tutto è stato autorizzato dal governo, dal ministero”.

Che fine hanno fatto i 144 milioni presenti nella proposta accettata nel marzo scorso? Difficile dirlo e molto difficile trovare questa cifra nell’atto di compravendita, anche considerando la parte destinata – con atto successivo – all’acquisto dei beni immobili (le mura degli ospedali).

Al San Carlo arriva il nuovo padrone
A fine maggio, un mese dopo la compravendita, scatta il passaggio dell’ospedale San Carlo di Nancy al gruppo Sansavini. Il capitale sociale passa da 10mila a 200mila euro, con il 95% delle quote in mano al Gruppo Villa Maria Spa, della famiglia Sansavini. La sanità romagnola mette un piede importante nella capitale, con la doppia benedizione: del Vaticano e del ministero dello Sviluppo economico.

Il valore dell’acquisizione non viene rivelato dal gruppo. Secondo Filippo Piredda il costo del passaggio del San Carlo dalla Fondazione al Gruppo Villa Maria sarebbe di 24,5 milioni di euro. Per la società riconducibile a Sansavini l’acquisizione sarebbe avvenuta in ogni caso in osservanza degli accordi sindacali “sottoscritti dalla Fondazione e dai commissari”. Con una spada di Damocle che pende sull’ospedale romano: “In questo momento GVM – spiega la società di Sansavini in una nota stampa – è fortemente impegnata ad ottenere dalla Regione la presa d’atto dell’avvenuto trasferimento dell’autorizzazione e del relativo contratto di fornitura”. Ovvero carte fondamentali che ancora non ci sono. “Sansavini? – commenta Piredda – Un vero santo, glielo assicuro”.

Rassegna stampa. IDI, ANMIRS: “Regione non paga, a rischio gli stipendi”

rassegna«Ancora una volta il Gruppo Idi Sanità si trova in difficoltà a causa del mancato pagamento da parte della Regione delle rimesse mensili per l’attività svolta dagli ospedali Idi, San Carlo di Nancy e Villa Paola di Capranica». Lo comunica, in una nota, l’Anmirs, Associazione Nazionale Medici Istituti Religiosi Spedalieri. «Non è la prima volta che la Regione fa attendere oltre il dovuto l’Idi per avere quello che gli spetta – spiega Donato Menichella, Segretario Nazionale Anmirs – atteggiamento totalmente ingiustificato perché sappiamo che le somme sono già disponibili nelle casse regionali eppure non viene autorizzato il loro pagamento. Senza quel denaro, è bene ribadirlo, sono a rischio gli stipendi di tutto il personale, quello stesso personale che già da anni paga sulla propria pelle una crisi economica e gestionale di cui non ha colpa alcuna. Abbiamo già avuto modo di verificare la disponibilità e la collaborazione del presidente nonché commissario Zingaretti, quindi siamo certi che si adopererà affinché al Gruppo Idi vengano erogati quanto prima i pagamenti. Ci auguriamo però che tali incresciosi ritardi non si ripetano più». (Omniroma)

Rassegna Stampa. IDI, Palozzi (FI): “Zingaretti ascolti allarme ANMIRS su rischio”

rassegna «Il presidente della Regione Lazio ascolti gli allarmi dell’Anmirs e proceda quanto prima con l’erogazione degli somme regionali spettanti all’Idi per le prestazioni svolte dai nosocomi Idi, San Carlo di Nancy e Villa Paola di Capranica». Così, in una nota, il consigliere regionale di Forza Italia, Adriano Palozzi. «Come denuncia l’Associazione nazionale medici istituti religiosi ospedalieri – aggiunge Palozzi – sarebbero inoltre a rischio gli stipendi del personale, che quotidianamente si impegna per assicurare una assistenza sanitaria efficiente e certosina. Sollecito dunque Zingaretti ad attivarsi immediatamente nella speranza che tali reiterati ritardi non si verifichino più». (OMNIROMA)

Rassegna stampa. Sanità: ANMIRS su IDI, Regione Lazio non paga, stipendi a rischio

rassegna «Ancora una volta il Gruppo Idi Sanità si trova in difficoltà a causa del mancato pagamento da parte della Regione Lazio delle rimesse mensili per l’attività svolta dagli ospedali Idi, San Carlo di Nancy e Villa Paola di Capranica. Senza quel denaro, è bene ribadirlo, sono a rischio gli stipendi di tutto il personale, quello stesso personale che già da anni paga sulla propria pelle una crisi economica e gestionale di cui non ha colpa alcuna». Lo comunica, in una nota, l’Anmirs, Associazione nazionale medici Istituti religiosi spedalieri. «Non è la prima volta che la Regione fa attendere oltre il dovuto l’Idi per avere quello che gli spetta – spiega Donato Menichella, segretario Nazionale Anmirs – atteggiamento totalmente ingiustificato perché sappiamo che le somme sono già disponibili nelle casse regionali eppure non viene autorizzato il loro pagamento. Abbiamo già avuto modo di verificare la disponibilità e la collaborazione del presidente nonché commissario Zingaretti, quindi siamo certi che si adopererà affinché al Gruppo Idi vengano erogati quanto prima i pagamenti. Ci auguriamo – conclude il segretario nazionale Anmirs – però che tali incresciosi ritardi non si ripetano più» (AdnKronos Salute)

Rassegna stampa. Sanità: Regione Lazio, per IDI già emesso mandato pagamento da 5 MLN

rassegna«Il mandato di pagamento a favore dell’Idi per un importo pari a 5 milioni di euro, è gia stato emesso e sarà nella disponibilità della struttura nei prossimi giorni. Dunque, poichè la Regione Lazio è abituata a rispettare gli impegni presi, non vi è alcun pericolo per la funzionalità della struttura sanitaria e, soprattutto, per gli stipendi dei dipendenti». Lo afferma in una nota la Regione Lazio. «Come è noto a tutti – prosegue – la Regione Lazio proprio per garantire la funzionalità dell’Idi e dei suoi dipendenti, in questa delicata fase di transizione, ha disposto in via eccezionale il pagamento delle fatture a cadenza mensile, cosa che sta avvenendo con regolarità».  (Adnkronos)

La Repubblica: “Fatebenefratelli, porte chiuse e proteste al day hospital odontoiatrico”

isola-tiberina“Aspettavamo questo intervento dallo scorso settembre e oggi, 8 gennaio, scopro che il servizio è stato chiuso. Mia figlia è portatrice di grave disabilità e attualmente residente in una casa famiglia, e ora sono in grave difficoltà per la sospensione del servizio e l’impossibilità di trovare altre strutture che si occupino di pazienti con queste particolari problematiche” così scrive Rosanna M, mamma di Valeria  all’Urp, ufficio relazioni con il pubblico dell’Isola Tiberina.

E un’altra drammatica lettera: “Nostro figlio Giorgio è un ragazzo di diciassette anni disabile grave, affetto da distrofia miotonica di tipo 1 e soffre molto con i denti. Poiché non parla ovviamente non riusciamo mai a capire che cosa abbia quando piange e di conseguenza si va avanti ad antidolorifici! Varie volte siamo venuti in odontostomatologia dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma che ha personale disponibilissimo e competente e, sapendo che Giorgio va trattato in narcosi generale, ci siamo messi in lista d’attesa per il ricovero, ma oggi, venerdì 7 gennaio, ci si dice che è stato bloccato il tutto. Noi siamo venuti da Latina”. Sono solo due dei molti pazienti e familiari che dai primi di gennaio hanno trovato chiuso il servizio di chirurgia odontoiatria dell’ospedale fatebenfratelli dell’Isola Tiberina.

Dal 1 gennaio, infatti, una disposizione dell’amministrazione del nosocomio avrebbe bloccato, per questioni di riordino e di risparmi, l’attività dell’Unità operativa  di chirurgia orale di day hospital/surgery e ricovero, reparto specializzato con dieci letti , convenzionato con la Regione Lazio. E i pazienti vengono rimandati a casa. I primi a farne le spese, stando alle proteste lasciate scritte, sono stati i malati più deboli e meno “solventi”.
Lunedi la proprietà e  la società che deve riorganizzare e “ottimizzare” i reparti si incontrano per decidere definitivamente sui tagli, aspettando anche che la Regione Lazio chiarisca se consideri “importante e strategico ” un reparto, ritenuto un’eccellenza, che cura pazienti complessi e speciali, cioè spesso i più problematici

La Repubblica: Idi, spuntano due proposte per acquisire il gruppo

Il Vaticano è in campo con i suoi uomini per fronteggiare la crisi del gruppo Idi-San Carlo-Villa Paola, 1.400 dipendenti da mesi a stipendio ridotto. E risale l’interesse per acquisire i centri sanitari religiosi. Per il salvataggio del gruppo il delegato pontificio, cardinale Giuseppe Versaldi, ha nominato due vicari, monsignor Filippo Iannone, vice gerente della Curia romana, Giuseppe Profiti, presidente del Bambino Gesù. E dopo la scesa in campo della Santa sede, si profilano due proposte di imprenditori e banche per acquisire il gruppo.

Sull’interessamento il tribunale fallimentare mantiene un riserbo stretto. Ma in una riunione in via della Luce, dove ha sede la Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, proprietaria del gruppo, sembra emersa l’ipotesi di chiedere al giudice Lucia Odello una proroga di 60 giorni al 24 febbraio, data ultima per la presentazione del piano di salvataggio. Impossibili le proroghe dopo i 120 giorni? Le strozzature finanziarie del gruppo con un’esposizione di 600 milioni potrebbero consigliare una deroga.

“Con la nuova governance”, il cardinale Versaldi intende “fornire una risposta ai lavoratori e famiglie per non disperdere un patrimonio scientifico e professionale di primo livello e di aiutare la Congregazione a uscire dalle difficoltà”. “Ci siamo attivati”, ha aggiunto, “dopo la richiesta
di aiuto e abbiamo accettato in una logica di servizio e umiltà”. Parole che, per il breve periodo, assicurano il sostegno del Vaticano in attesa di una prospettiva di fuoruscita dalla crisi. Si cerca insomma l’alternativa ai licenziamenti. Le formule “giuridicoeconomiche” alle quali fa riferimento il comunicato dei sindacati sull’incontro con il cardinale Vernaldi e i suoi due vicari, sembrano profilare l’ipotesi di una stretta di cinghia per tutti con i contratti di solidarietà, l’abolizione dei superminimi e il part time per i medici. Vie indicate dai Concezionisti ma rifiutate dai sindacati non più tardi di un mese fa.

La Repubblica Roma: Arrestato Macciotta, consulente dell’Idi

AVEVANO tentato di nominarlo vicedirettore del polo sanitario Idi San Carlo di Nancy ma poi Antonio Macciotta, classe `66, si era dovuto accontentare, a causa di un cavillo tecnico, di rivestire il ruolo di consulente esterno. Ieri, però, è stato arrestato a Roma per bancarotta fraudolenta perii crac della casa di cura policlinico Città di Quartu, su mandato della procura di Cagliari, insieme a Sergio Porcedda. CAVILLO tecnico di non poco conto però: in regime di concordato preventivo, come lo è l`Idi San Carlo, non si posso fare assunzioni. E così Macciotta era diventato consulente esterno del gruppo della Congregazione dei figli dell`Immacolata concezione. Ieri l`arresto per bancarotta fraudolenta per il crac della clinica sarda. … (ANNA RITA CILLIS)

Idi-San Carlo,sindacati a Bertone: Bloccare licenziamenti

Un intervento urgente e “diretto” per risolvere la crisi che sta investendo i lavoratori dell’Idi, del San Carlo di Nancy e di Villa Paola che continuano a lavorare senza stipendio, ormai da quasi sette mesi. Lo hanno chiesto tutti i sindacati durante un incontro questa mattina con Padre Sebastiano Paciolla e Suor Nicoletta Spezzati, che hanno ricevuto la delegazione su mandato del Segretario di stato Cardinal Tarcisio Bertone.I sindacati hanno ricordato che pende sulle teste dei lavoratori una procedura di licenziamento “collettivo per oltre 400 dipendenti medici e non medici”, secondo quanto previsto da un piano presentato dalla Congregazione dei figli dell’Immacolata concezione che gestiscono i tre istituti ospedalieri religiosi. E’ stato quindi chiesto, si legge in una nota dei sindacati, “di procedere alla sostituzione della Congregazione nella gestione delle strutture” poiché, secondo i dipendenti, questa non è assolutamente in grado di far fronte alla situazione.Padre Sebastiano Paciolla, prosegue il comunicato, ha risposto che la situazione è “conosciuta” e che “l’ispezione” nelle strutture del padre visitatore non è ancora conclusa. Paciolla ha infine assicurato che entro la giornata Bertone sarebbe stato “direttamente” informato e che “a brevissimo riconvocherà la delegazione sindacale per comunicare le eventuali decisioni da prendere”. (fonte Romadailynews.it)